Brahms | T. Lonquich, Quartetto Indaco

Brahms
T. Lonquich, Quartetto Indaco

01/06/2026 - 23:30
Rotonda di San Lorenzo



Tommaso Lonquich, clarinetto

Quartetto Indaco

Eleonora Matsuno, violino

Ida Di Vita, violino

Jamiang Santi, viola

Cosimo Carovani, violoncello

 

J. Brahms (1833-1897)

Quintetto per clarinetto e archi in si minore op. 115

 

Elisir della buonanotte offerto da Bar Caravatti

40’ | Ingresso 18 €

 

A notte fonda, nella Rotonda di San Lorenzo, prende vita uno dei vertici assoluti della musica da camera: il Quintetto per clarinetto e archi in si minore di Johannes Brahms.

Nel 1890 Brahms aveva confidato al proprio editore di considerare conclusa la sua attività creativa; aveva persino iniziato a dettare le proprie volontà testamentarie. A mutare radicalmente il corso delle cose fu l’incontro con il clarinettista Richard Mühlfeld, musicista dal talento straordinario che il compositore ascoltò a Meiningen. «Non si può suonare il clarinetto meglio di quanto non faccia questo Mühlfeld», scrisse con entusiasmo. Da quell’incontro nacque una nuova stagione creativa, in cui appaiono le ultime e più alte testimonianze del Brahms maturo. Tra queste, vi è il Quintetto in programma: in quest'opera convivono malinconia e serenità, memoria e abbandono. Il clarinetto non emerge mai come semplice solista, ma si intreccia costantemente agli archi in un dialogo fitto, intimo e profondamente contrappuntistico. Ogni movimento sembra attraversato da una consapevolezza del tempo che passa: i temi riaffiorano trasformati, le ombre si dissolvono in improvvise aperture liriche, la scrittura si fa essenziale senza perdere densità emotiva.

La straordinaria varietà e profondità dei sentimenti racchiusi in quest’opera ne fanno una vera pietra miliare della musica da camera e una sorta di testamento spirituale del compositore. Brahms pensava di aver ormai detto tutto ciò che aveva da dire; e invece gli restava ancora questo: uno dei suoi capolavori più intimi, umani e necessari.

Testo a cura di Giada De Sio